Denis Trento, concatenamento con gli sci della Bonatti e Aigle sul Petit Mont Blanc

Nella zona del Miage nel massiccio del Monte Bianco Denis Trento ha concatenato due couloir mitici dei Petit Mont Blanc: Bonatti e Aigle.

Denis Trento ne ha fatta un’altra delle sue. La guida alpina, con un passato invidiabile da atleta di sci alpinismo, ha concatenato in giornata due discese, anzi, due couloir, mitici nel gruppo del Monte Bianco: la Bonatti e Aigle sul Petit Mont Blanc. Si tratta dei due canali principali del bacino del Miage, conosciuto per lo più per essere il teatro dell’eterno avvicinamento al rifugio Gonnella quando si intraprende la via normale italiana al Monte Bianco. “Quella sfiancante morena detritica” ci ha raccontato Trento “in inverno si trasforma nel giardino segreto di chi ama sciare pendenze ripide su grande scala, non disdegnando la fatica (o potendosi permettere l’elicottero..)”. I due canali gemelli nascono entrambi sul versante nord est da una sella del Petit Mont Blanc e sono lunghi 1000 metri ciascuno, con pendenze massime di circa 50 gradi. A livello alpinistico sono dati AD II, sono stati sciate per la prima volta rispettivamente da Heini Holzer e Stefano De Benedetti, e come sempre Trento li ha concatenati partendo e tornando alla macchina “by fair means”.


Petit Mont Blanc
di Denis Trento

Ci sono giornate (inverni?) in cui uno a proprio voglia di fare due curve. Ad avere un po’ di buonsenso, la cosa si dovrebbe risolvere con il mettersi in coda ad un impianto di risalita, o al mettere le pelli e andare a cercare una qualche traccia già fatta da altri.

I problemi nascono quando si ha la pretesa che queste due curve, non vadano a perdersi nel mare di curve che già popola i miei ricordi. I problemi nascono quando si vuole che queste due curve non si confondano con le centinaia di migliaia già fatte in precedenza.

Innanzitutto, il fatto che uno debba guadagnarsi la propria discesa dovrebbe contribuire a consolidare il ricordo, cementandolo con la fatica fatta. Poi chiaramente il curvare dove non ci sono tracce è un altro buon incentivo all’efficenza della propria memoria.

Anche la scelta della discesa gioca il suo ruolo nel mio sistema di catalogazione dei ricordi, i panettoni assolati tendono ad essere dimenticati per fare spazio a situazioni più intriganti. L’essere pienamente cosciente di tutto questo, porta inevitabilmente al concepimento dei progetti più idioti, come ad esempio partire dalla macchina per andare a sciare Bonatti e Aigle, i due mitici couloir del Petit Mont Blanc, nel bacino del Miage.

Il dislivello ben oltre i 3000m, di cui due terzi a battere traccia con la neve fino al ginocchio, è di quelli che si ricordano, ma anche lo sviluppo di 44km si fissa abbastanza bene nella memoria. Il contesto poi è di quelli giusti, mille metri per canale, ripido quanto basta.

Ad essere onesti nell’Aigle, in qualche punto si intravedevano le tracce di qualche giorno prima del mio amico Davide Capozzi. Ma le tonnellate di neve spostate dalla brezzolina che spirava quel giorno, hanno contribuito a ristabilire le condizioni da prima traccia, essenziali per dare un senso ad una tale scarpinata.

Ad essere veramente onesti, la mia memoria funziona molto bene indipendentemente dal resto. Le due curve in questione, a conti fatti, erano il solito un pretesto per cercare un po’ di ingaggio, solitudine , fatica e stress psicofisico.

Il perché di tutto questo è ben più complicato da spiegare, rispetto alla semplice voglia di fare due curve.

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