Ultime news dal K2, cominciando a ripercorrere il 50°

Ultime notizie dala montagna. Anche la spedizione italiana da Nord è sulla via del ritorno mentre a sud i catalani tentano ancora la “magic line”. Un primo, parziale, punto di questi intensi ultimi due mesi sulla Grande Montagna.

Il K2 del 50°, almeno quello dell’azione sulla Grande Montagna, ormai è quasi giunto alla conclusione. Dunque, anche se non è certo cosa facile, proviamo a fare un primo, parziale, punto di questi intensi ultimi due mesi.

Anche l’ultimo manipolo di alpinisti italiani, quelli che tentavano di salire dal versante nord per la via della Cresta Nord-Ovest, in queste ore si appresta a lasciare il Campo Base. Anche per Nives Meroi, Romano Benet, Luca Vuerich, Mario Panzeri e i loro compagni é arrivato dunque il tempo di tornare a casa. In quest’anno così denso di avvenimenti (e alpinisti) sul K2, questo piccolo gruppo (anch’esso della spedizione guidata da Agostino Da Polenza) ha affrontato il versante più difficile della montagna con uno stile assolutamente “autosufficiente”: senza ossigeno, senza portatori d’alta quota, e praticamente senza alcun interesse da parte dei media, tutti occupati a seguire le vicende del senz’altro più affollato e “famoso” Sperone Abruzzi, sul versante sud.

Loro, “quelli da nord”, hanno passato questi ultimi due mesi completamente (e tenacemente) da soli. Quest’anno, infatti, l’unica altra spedizione in zona è stata quella coreana, che li aveva preceduti, e che aveva tragicamente perso tre alpinisti. Erano condizioni davvero difficili quelle che si sono trovati ad affrontare, per logistica, per il meteo sempre terribile, e per le condizioni della montagna, innevata come non mai. Ma loro, “quelli da nord”, non hanno mai mollato, fino alla fine. Fino all’ultimo tentativo di qualche giorno fa quando, sperando nell’annuncio di una breve (ed incerta) finestra di bel tempo, sono ripartiti decisi, convinti e pronti a tutto, verso l’alto. Erano pronti a sfruttare al meglio anche questa (risicata e pericolosa) ultima chance. Pronti a spingersi oltre i 7300m circa, massima quota toccata dalla loro piccola task force.

Sei giorni bloccati al Campo 1 (senza poter uscire dalle tende) per il brutto tempo che non accennava a migliorare, condizioni della montagna molto pericolose e la data del rientro ormai in scadenza, alla fine li hanno costretti a rinunciare e a “ri-conquistare” il Campo Base con un duro, ultimo sforzo. Sì, perché come dicono Romano Benet & C. “La discesa è stata molto difficile”, e chi conosce questi alpinisti sa che non può essere che così: è stata realmente difficile, se non di più… Una montagna, una spedizione senza vetta, quindi. Una conclusione che ci riporta alla realtà dell’alpinismo su queste grandi montagne dove: solitudine, rinuncia, impossibilità di salire, tentativi fino all’ultimo giorno possibile, fanno parte del “gioco”, anzi forse sono tra le sue principali essenze. Ecco, questa storia di uomini e donne che tornano “senza vetta” ci piacerebbe sentirla, ci piacerebbe raccontarla, come abbiamo raccontato e sentito (giustamente) raccontare le storie di chi quella vetta, tanto sognata e sofferta, l’ha davvero raggiunta.

Sì, è stato davvero un K2 da “record” questo del 50°. A cominciare dal numero degli alpinisti (almeno 200) presenti al Campo Base Sud, ai quali occorre aggiungere la moltitudine di trekkers spintisi fin lassù. Il tutto con un impatto sul fragile ambiente dell’alta quota che, a operazioni definitivamente concluse, sarà doveroso considerare (e magari scientificamente “misurare”) nelle sue reali conseguenze. Senza dimenticare poi lo straordinario interesse dei media, soprattutto quelli non “di settore”, e la notevole confusione di notizie che (ahi noi) rischia di diventare una costante del mondo dell’aria sottile… Ma veniamo alle vette, naturalmente anche queste da record. Quest’anno, infatti, almeno 43 alpinisti hanno raggiunto la vetta del K2 (contro i 29 del precedente record del 1996 e i 198 succedutisi sulla cima dal 1954 al 2003) con una punta massima di 14 alpinisti il 27 luglio (contro gli 11 del 1996). Tutti sono saliti per lo Sperone Abruzzi, la via classica, quella della spedizione italiana del 1954, che per prima raggiunse, con Lino Lacedelli e Achille Compagnoni, gli 8611m della seconda montagna dela terra.

Tra queste “cime 2004” sono da registrare (con felicità) tutte quelle degli italiani. Le prime vette della stagione, raggiunte dalla spedizione “K2 2004 – 50 anni dopo” guidata da Agostino Da Polenza, e firmate da Silvio Mondinelli (11° 8000 senza ossigeno), Karl Unterchirker (Everest e K2 in due mesi, entrambi senza ossigeno), Walter Nones, Michele Compagnoni, Ugo Giacomelli (tutti senza ossigeno). Quindi quelle, con ossigeno, di Mario Dibona, Renzo Benedetti, Marco Da Pozzo, Renato Sottssat, Luciano Zardini e Mario Lacedelli della Spedizione degli Scoiattoli di Cortina. 11 italiani che individualmente, e con l’aiuto dei propri compagni, hanno dato tutto quello che avevano dentro. Non ci sono dubbi, loro per quella vetta hanno dato il massimo e anche di più! Per questo si meritano davvero un “bravi”, tutti!

Poi, va senz’altro ricordata la salita degli spagnoli de “Al filo de lo impossible” Edurne Pasaban, Juanito Oiarzabal, Juan Vallejo e Mikel Zabalza che assieme e in collaborazione con Silvio Mondinelli, Karl Unterchirker & C., sono ritornati in vetta al K2 dopo due anni che nessuno ci metteva piede. E, ancora, va ricordata la difficile discesa degli spagnoli dalla vetta, e l’aiuto dato loro (sempre con Silvio Mondinelli & C. in testa) dagli alpinisti italiani. E’ bene ricordare insomma che, qualche volta ma non sempre, succede pure questo: gli alpinisti si aiutano anche a 8000 e più metri. A proposito, le ultime notizie dalla Spagna dicono che i congelamenti ai piedi, patiti da Edurne (7 Ottomila) e Juanito (21 cime oltre gli Ottomila), forse sono meno gravi di quanto si temeva all’inizio, ma si dovrà ancora attendere per avere riscontri sicuri sui reali danni subiti dai due baschi. Infine, sono da rammentare la salita dell’alpinista madrileno Carlos Soria che con i suoi 65 anni è l’uomo più anziano ad aver salito il K2 (con ossigeno) e quella molto veloce, in 6 ore e 30′ dal campo 4, di Inakj Otchoa. Ancora una volta, poi, va salutato il ritorno al K2 di Lino Lacedelli (80 anni!) accolto da un’incredibile festa al Campo base, che l’indomabile cortinese ha raggiunto percorrendo a piedi tutto il lungo trekking del Baltoro. E’ stata davvero un’impresa, quella di Lino, e un grande aiuto morale agli Scoiattoli che stavano tentando la Cima per onorare la sua salita di cinquant’anni fa.

Chi resta ancora al K2? Dopo la vetta dei giapponesi Y. Toshiaki, S. Yoshiki, M. Yasuhiko, K. Takashi insieme a Phura Chhere Sherpa e Tika Ram Gurung (riportata l’8/08 da K2climb.net), sulla montagna non restano che i catalani della “Tarragona Magic Line Expedition 2004”, impegnati su quella che è considerata la più difficile via del K2: la “Magic line”, appunto, sulla cresta SSW. Quella stessa via che, nel 1986, ha visto come solitario protagonista un grandissimo alpinista italiano, Renato Casarotto, che proprio lì perse la vita per una sfortunata, quanto banale, caduta in un crepaccio mentre rientrava al Campo base. Si tratta della stessa Magic Line che, nello stesso anno della morte di Casarotto, ha avuto la prima e unica salita ad opera dello slovacco Petr Bozik insieme ai polacchi Przemystaw Piasecki e Wojciech Wròz (quest’ultimo deceduto nella discesa). In questi giorni, nonostante il tempo inclemente, i catalani hanno raggiunto il Campo 3 sul caratteristico “Pulpito” a 7500m. E, meteo permettendo, sembrano voler tener duro e tentare, ancora una volta, la vetta. Non c’è dubbio che siamo con loro. Tutti gli alpinisti lo sono! E aspetteremo l’evolversi anche di quest’ennesima vicenda.

E’ giusto infine chiudere questa carrellata con un riconoscimento agli “strong man” himalayani. Dopo i grandi festeggiamenti della comunità di Cortina ai suoi Scoiattoli di ritorno dalla vetta. Dopo i tanti, e meritati, festeggiamenti a tutti i protagonisti italiani del K2. Ci sembra doveroso ricordare anche loro: gli “strong man” degli 8000, i cosiddetti “Portatori d’alta quota”. Senza il fondamentale apporto di quegli sherpa e di quei pakistani, molte, moltissime, delle cime che vi abbiamo elencato sarebbero state molto più difficili o addirittura impossibili, come del resto molte altre della storia, lontana e recente, degli 8000. Ai vari Thilen Sherpa, Mingma Sherpa, Mahmad Sanap Ali, Mohamed Sanap Akam, e a tutti gli altri, va un grande riconoscimento da parte di tutti. Si meritano quanto meno un Grazie, un Namasté, un Inshiallah e, in verità, molto altro ancora…

Vinicio Stefanello

Nell’immagine: K2 versante nord, discesa dal Campo 1 (ph arch. Romano Benet).

k2.planetmountain.com Manuel Lugli – Nodo Infinito montagna.org K2climb.net

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